Una promettente frontiera per i pazienti oncologici: l’immunoterapia

giovedì, 20 Mag 2021

Premessa

Come noto a chiunque, il sistema immunitario ha il compito di proteggere l’organismo: attraverso l’interazione di differenti sottosistemi (nativi, adattativi: leggi qui l’argomento su Wikipedia) e una complessa regolazione di diversi tipi di cellule (linfociti, macrofagi e molte altre), è infatti in grado di riconoscere ed eliminare agenti patogeni come virus, batteri e cellule “estranee” tra cui, anche, le cellule tumorali. Per quanto sofisticato, il sistema immunitario non è però infallibile anche se, proprio grazie all’immunoterapia, può diventare più reattivo ed efficiente nell’identificare ed eliminare le cellule tumorali.

Potenziare il nostro sistema immunitario

Per eliminare le cellule tumorali, il sistema immunitario deve innanzitutto riconoscerle. I meccanismi alla base di questo “riconoscimento” sono diversi e complessi ma spesso si basano sulla lettura di “firme specifiche” presenti sulla superficie delle cellule tumorali. Queste firme (antigeni) possono ad esempio essere enzimi espressi in misura eccessiva (rispetto a una cellula sana) o proteine importanti nella regolazione della crescita cellulare che mutano in molecole che favoriscono la proliferazione tumorale (oncogeni: ne abbiamo parlato in questo articolo). Purtroppo, le cellule tumorali hanno l’innata abilità di aggirare il sistema immunitario: ad esempio, possono nascondere la propria firma antigenica oppure rilasciare prodotti che inibiscono l’intervento da parte dei linfociti.

Nel trattamento delle patologie oncologiche, l’immunoterapia è un intervento terapeutico che aiuta a risvegliare il sistema immunitario così che riesca a riconoscere ed eliminare le cellule tumorali con maggiore efficienza. Le principali strategie sono basate sull’uso di anticorpi (i più comuni sono anti-CTL4, anti-PD1 e anti-PD-L1) che bloccano la capacità delle cellule tumorali di nascondersi e rimuovono i “freni intrinseci” del sistema immunitario così da escludere ogni tolleranza nei confronti delle cellule tumorali.

L’immunoterapia applicata in oncologia

I tipi di tumori che meglio rispondono all’immunoterapia sono il tumore polmonare, il melanoma, il cancro della vescica e, in misura minore, i tumori della mammella triplo negativi (in questo articolo chiariamo le tre principali tipologie di cancro al seno). Non tutti i pazienti con questi neoplasie maligne sono però sensibili all’immunoterapia. Attualmente è purtroppo impossibile predire con esattezza chi risponderà o meno alla terapia, sebbene la ricerca progredisca a pieno regime e vi siano marcatori specifici capaci di fornire un’indicazione di base: ad esempio PD-L1 nel microambiente tumorale, la presenza di linfociti all’interno del tumore, o la quantità di mutazioni genetiche nelle cellule tumorali.

Una terapia con caratteristiche specifiche

L’immunoterapia si differenzia profondamente da altre terapie consolidate come chemioterapia e terapie target. Due degli aspetti peculiari che la differenziano da esse dipendono in larga misura dal fatto che i trattamenti immunoterapici non colpiscono direttamente le cellule tumorali ma agiscono sul sistema immunitario per attivarne e potenziarne le dinamiche difensive:

  • l’immunoterapia può richiedere tempi più lunghi prima che si possa riscontrare un effetto benefico – fino ad alcuni mesi – e può accadere che vi sia un iniziale, temporaneo aumento della massa tumorale prima di riscontrarne la riduzione;
  • l’immunoterapia genera una sorta di “memoria” nel sistema immunitario: questo affascinante aspetto fa sì che alcuni pazienti continuino a rispondere alla terapia e a rimanere in remissione anche quando il trattamento è stato sospeso.

Conclusioni

Per quanto promettente, l’immunoterapia è un campo relativamente nuovi di ricerca applicata all’oncologia, e presenta alcuni svantaggi come i costi elevati e, in certi casi, gli effetti collaterali che ne potrebbero limitare l’utilizzo soprattutto in pazienti con malattie autoimmuni in fase attiva, infezioni virali croniche o già sottoposti ad altre terapie come la terapia steroidea (confronta questo interessante articolo nel sito “Immunoncologia”).

La grande sfida, oggi, è di espandere il numero di pazienti (e tipologie di tumori) che potranno rispondere all’immunoterapia, che rappresenta comunque – e indubbiamente – uno dei campi di ricerca più battuti e, molto probabilmente, suscettibile a costanti miglioramenti nell’arco dei prossimi anni.

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