Gli studi clinici: un’arma in più a disposizione del paziente oncologico

domenica, 15 Mar 2020

Tutti abbiamo sentito parlare degli studi clinici e della sperimentazione di nuovi farmaci tumorali ma, molto spesso, la percezione comune è deteriore, come se l’arruolamento in un medical trial (studio clinico sperimentale, in inglese) significasse approdare, quando ogni altra terapia ha fallito, su quell’ultima spiaggia dove recitare il ruolo della cavia più in favore del bene futuro di altri che per il proprio. La realtà è però molto diversa e qui cercheremo di approfondire e spiegare meglio cosa sono gli studi clinici e come possano rappresentare una valida opzione per molti pazienti oncologici.

Chi accede agli studi clinici?

Uno studio clinico, in oncologia, richiede che il paziente abbia quella specifica patologia idonea a testare la sicurezza e/o l’efficacia della terapia sotto sperimentazione. L’eligibilità del paziente per lo studio clinico dipende dunque dal tipo di tumore ma anche – e soprattutto – da ulteriori e più specifiche circostanze, come il sottotipo del tumore o le particolari aberrazioni genomiche che questo reca con sé. Ad esempio, farmaci come gli inibitori di CDK o PI3K sono approvati solo per un ridotto insieme di sottotipi di carcinoma mammario; nel contempo, i farmaci inibitori delle kinasi TRK sono approvati per qualsiasi tumore purché il tumore esprima fusioni di NTRK, un’aberrazione genomica specifica.

I diversi aspetti della sperimentazione

Gli studi clinici sono ad oggi un passo fondamentale e irrinunciabile perché la medicina possa progredire sviluppando trattamenti più efficaci e meno tossici, tant’è che tutti i farmaci di uso comune attualmente in commercio sono stati sottoposti alla fase di sperimentazione clinica nel loro percorso di sviluppo e approvazione. La sperimentazione di una terapia, inoltre, può implicare situazioni differenti: la più facile da intuire è ovviamente la sperimentazione di nuovi farmaci mai prima testati ma, accanto a questa, dà grandi risultati anche la sperimentazione di farmaci che sono già utilizzati, ma nello standard di cura per altri tipi di cancro o patologia. Ad esempio, l’inibitore della kinasi BRAF è un farmaco già approvato per i pazienti affetti da melanoma (nello specifico, melanoma con BRAF mutato), ma che è stato testato anche per altri tipi di tumore, come il cancro del colon-retto, per il quale, in combinazione con lo standard terapeutico attuale, ha dato buoni risultati. Gli studi clinici, inoltre, testano anche nuove combinazioni di farmaci, ad esempio uno approvato e uno sperimentale insieme, con l’obiettivo di valutare se la combinazione risulti più efficace rispetto al solo farmaco approvato.

I farmaci inibitori del BRAF menzionati in precedenza, ad esempio, regolarmente impiegati contro il melanoma, sono stati testati in via sperimentale e poi approvati – in combinazione con la terapia standard – per l’istiocitoma, una malattia considerata mortale fino a quando non è stata trattata con la combinazione di questi agenti.

Gli studi clinici come terapie

In alcuni casi, e in particolare per i tumori con alterazioni genomiche chiaramente responsabili della crescita tumorale, la sperimentazione clinica con nuovi farmaci può essere l’unica opzione per ottenere una risposta clinica.

A tal proposito, risulta emblematica la storia di un paziente che ha chiesto assistenza a Medendi, un uomo di 45 anni con carcinoma polmonare al quarto stadio, con metastasi sia nelle ossa che nel cervello, in cui i test genomici hanno rivelato una mutazione attivante in una proteina chiamata HER2. In Italia, lo standard di cura sarebbe stato la chemioterapia, con una prognosi probabilmente sfavorevole. Il paziente, su indicazione degli specialisti di Medendi, ha invece deciso di partecipare a una sperimentazione clinica in cui è stato testato un nuovo anticorpo anti-HER2. Il risultato è stato una risposta rapida alle cure e una regressione delle metastasi che persiste dopo un anno dal trattamento. Il paziente conduce una vita perfettamente normale, senza perdita di capelli o effetti collaterali importanti.

Conclusioni

Il messaggio che mandano gli specialisti di Medendi.org, nata per offrire ai pazienti la possibilità di disegnare un percorso terapeutico oncologico personalizzato basato sulla medicina di precisione, è che la sperimentazione clinica non è l’ultima speranza, ma un’arma aggiuntiva che possiamo usare per combattere efficacemente un ampio spettro di tumori; un’arma che deve necessariamente seguire il test genomico del tumore che permette di identificare numerose mutazioni genetiche del melanoma e indirizzare l’oncologo verso la terapia più corretta, che in molti casi è proprio quella sperimentale.

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